A fine 2011 tutti i paesi dell’Africa occidentale hanno lanciato un allarme alimentare: le piogge erano state scarse e discontinue, i raccolti ne avevano risentito e tutto faceva prevedere che le scorte di cereali non sarebbero bastate per arrivare fino al raccolto successivo.
Tutti i paesi meno uno, il Senegal, che non aveva lanciato nessun allarme.
Come mai? Quale 'miracolo' aveva salvato questo paese? Una benefica 'nuvoletta di Fantozzi' aveva preservato il paese dalla siccità della regione? I depositi traboccavano di cereali?
Niente di tutto questo, più cinicamente, il Paese era in piena campagna elettorale e il Presidente in carica non poteva permettersi di dichiarare che il paese stava andando verso un molto probabile periodo di penuria alimentare.
Così, a maggio 2012, con un nuovo presidente democraticamente eletto, quando mancano ancora 5 mesi al prossimo raccolto ci si rende conto che in diverse regioni del Senegal le scorte stanno finendo e bisogna correre al riparo in fretta. La FAO ha cominciato a distribuire aiuti alimentari nelle situazioni più difficili, ma non c’è stata programmazione e quando scattano i meccanismi perversi dell’emergenza tutti sanno che forse si eviteranno i morti per fame, ma sicuramente migliaia di contadini saranno rovinati.
Fortunatamente la penuria è limitata ad alcune regioni e non dappertutto i contadini hanno dato retta ai proclami trionfalistici del vecchio presidente e si sono organizzati per tempo.
Per esempio, arrivare al villaggio di Guélakh è uno spettacolo rincuorante, si viene accolti dal rumore della macchina che trebbia il riso. Il raccolto è stato a gennaio, ma c’è ancora riso da trebbiare e Doudou, il responsabile del progetto di risicoltura dichiara "abbiamo riso per il nostro consumo fino a marzo del prossimo anno".
Del resto il villaggio di Guelakh ci ha abituato ai successi, da 23 anni sta portando avanti un originale sperimento di sviluppo sostenibile che integra attività artigianali, agricole, di allevamento e di rimboschimento, un "progetto di società", come dicono loro.
Quest’anno a Guélakh la novità è costituita dalla produzione di foraggio per il bestiame. In precedenza gli animali andavano al pascolo, durante la stagione secca l’alimentazione doveva essere integrata con l’acquisto di mangime.
Quest’anno è stata avviata la coltivazione sperimentale di varietà foraggere, i primi risultati sono positivi, l’alimentazione del bestiame è più naturale e il risultato si sente anche dal gusto più aromatico dei formaggi caprini prodotti localmente, inoltre il risparmio derivante dal mancato acquisto del mangime compensa abbondantemente i costi di gestione delle pompe per l’irrigazione.
Un esempio da imitare sulla strada dello sviluppo sostenibile.
*Stefano Lentati
Responsabile Progetti Africa di Fratelli dell'Uomo in visita ai progetti in Senegal